Siamo giunti alla settima edizione di un appuntamento divenuto oramai ciclico per il nostro calendario di eventi annuale.

Dopo i corsi degli anni precedenti rispettivamente dedicati all’architettura, alla scultura, all’urbanistica, alla pittura, al paesaggio e all’arte contemporanea, il ciclo di lezioni proposto quest’anno sarà incentrato su tematiche diversificate e coinvolgerà argomenti che spazieranno dalla storia dell’arte al restauro.

Innanzitutto si porrà l’attenzione sul recente restauro del Portale del Teatro Olimpico di Vicenza – realizzato grazie al contributo dell’Associazione – e su altri restauri condotti in tempi recenti dalla Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Verona, che saranno presentati come esemplificazione di metodologie innovative nonché del moderno concetto di restauro. Si passerà poi a temi differenti, ma di grande attualità come la Street Art e la proposta per la nostra città di un evento di richiamo internazionale; la presentazione della mostra mantovana su Giulio Romano da parte di uno dei membri del comitato scientifico organizzativo e il ricordo della figura di un mecenate talentuoso quale fu Vittorio Lombardi.

Info

Gli incontri si svolgeranno nel Salone d’Onore di Palazzo Chiericati, gentilmente concesso dal Comune di Vicenza, che ha patrocinato l’iniziativa. La partecipazione al corso è gratuita. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Le conferenze saranno della durata di un’ora e mezza circa.

Ad aprire la rassegna sarà Luca Trevisan (Accademico Olimpico), Martedì 15 ottobre alle ore 17.00, con una conferenza dal titolo Il mecenatismo di Vittorio Lombardi. Dal K2 a villa Cordellina, dall’alpinismo alla progettazione del Cisa.

Tesoriere del Cai per la vittoriosa spedizione italiana sul K2 del 1954, e grande amico di Ardito Desio, fu Vittorio Lombardi a rendere possibile sotto il profilo finanziario la costosissima spedizione. Amante delle ville venete soprattutto dopo aver visto la celebre prima mostra sulla civiltà della villa veneta curata da Giuseppe Mazzotti nel 1952 a Treviso (e replicata a Milano, Roma, New York) – una mostra che costituiva un grido d’allarme di fronte a un patrimonio inestimabile che stava andando in rovina -, vide la villa Cordellina di Montecchio Maggiore, capolavoro del Settecento veneto, si innamorò di quella “regina spodestata e sola abbandonata sul ciglio della strada” (come ebbe a descriverla), decise di acquistarla e di restaurarla. Era sostenuto da idee illuminate di un mecenatismo d’altri tempi.

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